The Rain Of October

Etichetta discografica: NovAntiqua Records

Anno produzione: 2020

Un viaggio introspettivo, intenso, evocativo, tra frangenti di suspense, momenti di riflessione, tensione. The Rain Of October è la nuova opera discografica partorita dalla ferace mente dell’ardimentoso pianista e compositore Ivano Leva. La tracklist consta di dodici brani originali sgorgati dalla sua eruttiva fertilità compositiva. Autumn Rainy Morning colpisce di primo acchito soprattutto per le inebrianti asperità armoniche. Il pianismo di Leva è tensivo, elegantemente cerebrale, pregno di un ammaliante spirito descrittivo. Il climax di Through A Windshield è labirintico, denso di pathos. Qui il playing del pianista è etereo, immersivo, coloristico. In Thoughts il mood sembra essere ispirato dallo zen. In questa composizione Ivano Leva sfrutta con saviezza tutti gli ottantotto tasti, attraverso i quali dà vita a maliardi chiaroscuri e a dinamiche sopraffine. Incardinato su un’interessante sinossi di musica contemporanea, colta, colorazioni impressioniste e pura improvvisazione, The Rain Of October rappresenta un ritratto di stati d’animo contrastanti, narrati e descritti attraverso una profonda sensibilità interpretativa, ammirevole ricerca interiore e stilistica, congiuntamente a una lussureggiante musicalità che lasciano il segno.

Stefano Dentice

 

 

 

 

Other Colors

Etichetta discografica: AUT Records

Anno produzione: 2020

Un quadro variopinto, ricco di sonorità inebrianti, ipnotiche, asperità armoniche e atmosfere tensive, intrise di suspense. Other Colors è la nuova fatica discografica concepita dall’audace trombettista e compositore Angelo Olivieri, affiancato da tre validissimi partner come Antonio Jasevoli (chitarra ed elettronica), Lorenzo Feliciati (basso ed elettronica) e Bruce Ditmas (batteria). Il CD contiene nove brani, di cui For A Gentleman (A. Olivieri), Dialogue N. 1 (A. Olivieri – B. Ditmas), Other Colors (A. Olivieri), Dialogue N. 2 (A. Olivieri – L. Feliciati), Dialogue N. 3 (A. Olivieri – A. Jasevoli) sono composizioni originali, mentre Vashkar (Carla Bley), The House Of The Rising Sun (Traditional), Lonely Woman (Ornette Coleman) e Ida Lupino (Carla Bley) completano la tracklist. Il bluesy mood in For a Gentleman è particolarmente fascinoso. L’incedere di Olivieri è ammiccante, suadente, pregno di inflessioni bluesy e accattivanti sprint cromatici, brillantemente supportato dal comping tessuto dal trio Jasevoli-Feliciati-Ditmas. Dialogue N. 1, come si intuisce dallo stesso titolo, è una fitta e serrata conversazione in solco free fra Olivieri e Ditmas, dove entrambi si esprimono con una certa energia e intensità comunicativa. Il climax di Dialogue N. 2 è filmico, criptico, quasi inquietante. Olivieri e Feliciati danno vita a scenari sonori cosmici, magnetici, dal gusto avveniristico. Anche in Dialogue N. 3 l’atmosfera è enigmatica. Il trombettista e Jasevoli cesellano intrecci armonici cerebrali, spigolosi, assai interessanti. Other Colors, incardinato su una sapida commistione di contemporary jazz, free e avant-garde jazz, è un album che inneggia alla creatività estemporanea, all’ispirazione del momento. Un disco che valorizza il concetto di interplay, senza mai farsi imprigionare e condizionare da castranti sovrastrutture mentali troppo spesso nocive per la libertà improvvisativa e interpretativa.

Stefano Dentice

 

Lo Scuro Informe

Etichetta discografica: Alessio Brocca Edizioni Musicali

Anno produzione: 2020

Scenari sonori cosmici, ipnotici, volti a creare una suspense che si taglia a fette. Lo Scuro Informe è la nuova fatica discografica firmata PhreeAngles, ardimentoso trio formato da Luca Calabrese (tromba ed elettronica), Gabriele Orsi (chitarra ed elettronica) e Cristiano Vailati (batteria e percussioni). I sette brani presenti nel CD sono tutti frutto della magmatica meninge di Orsi, in collaborazione con Calabrese e Vailati. Il climax di Filo di Fumo è criptico, assai tensivo. Il trombettista si esprime attraverso un playing etereo, incastonato nella volta celeste, sottolineato dal manto coloristico intessuto dalla coppia Orsi-Vailati. L’impatto in Voce Nascosta è magnetico. Qui Calabrese e il chitarrista dialogano fittamente nel segno del free, dando vita ad architetture sonore inebrianti, ben sostenuti dall’incisivo comping costruito da Vailati. In Gatto a Rotelle il mood è esotico, ambient, composizione locupletata da un apprezzabile utilizzo della dinamica, soprattutto da parte di Cristiano Vailati. Anche qui, Calabrese e Orsi si amalgamano simbioticamente creando un ammaliante tessuto sonoro. In chiara direzione avant-garde jazz, Lo Scuro Informe è un album che occhieggia parecchio alla sperimentazione. Un disco in cui la necessità fisiologica è quella di estrinsecare la propria libertà improvvisativa e interpretativa senza coercitive gabbie mentali che, sovente, ne tarpano la creatività.

Stefano Dentice

 

 

 

Recensione “In the eyes of the whale” di Michelangelo Scandroglio - 4.0 out of 5 based on 1 vote

In the eyes of the whale

Etichetta discografica: Auand Records

Anno produzione: 2020

Complessità armoniche e ritmiche estremamente interessanti, locupletate da un sound marcato e ben definito. Il tutto guidato da un spirito innovativo. In the eyes of the whale è la nuova fatica discografica ad opera dell’intraprendente contrabbassista e compositore Michelangelo Scandroglio, coadiuvato da tre fulgidi talenti come Hermon Mehari (tromba), Alessandro Lanzoni (pianoforte) e Bernardo Guerra (batteria), ai quali, da ospiti, si aggiungono tre brillanti jazzisti: Michele Tino (sax alto in Bernard War, Disappearing Part I e Disappearing Part II), Peter Wilson (chitarra in Noah, In The Eyes Of The Whale, I Kill Giants e When The Glimpses Are True) e Logan Richardson (sax alto in Noah, In The Eyes Of The Whale, I Kill Giants e When The Glimpses Are True). La tracklist consta di sette brani originali frutto dell’ubertosità compositiva di Scandroglio. Il climax di In The Eyes Of The Whale (seconda traccia del CD) è enigmatico, particolarmente tensivo. Il pianismo di Lanzoni è magnetico, impregnato di ammalianti spigolosità armoniche. Richardson si esprime attraverso un eloquio vibrante, adornato da alcuni fascinosi sprint cromatici. Bernard War è un brano di forte impatto. Qui Alessandro Lanzoni intesse un discorso improvvisativo volutamente sghimbescio, veemente, impreziosito da inebrianti (e frequenti) incursioni nell’out playing che creano suspense, supportato dal comping fitto, stimolante e cangiante cesellato dal tandem Scandroglio-Guerra. Dall’evidente matrice contemporary jazz, In the eyes of the whale è un album in cui l’interplay è vivo, un disco dal quale affiora l’impellenza di esplorare nuovi territori e soluzioni diverse affrancandosi da monotoni cliché, con l’intenzione di imprimere un proprio marchio espressivo.

Stefano Dentice

 

 

 

Recensione “The Glamour Action” di Aparticle - 5.0 out of 5 based on 1 vote

Aparticle

Etichetta discografica: UR Records

Anno produzione: 2020

In un climax tensivo, locupletato da inebrianti asperità armoniche, nonché da intrecci e incastri ritmici estremamente interessanti, prende forma The Glamour Action, nuova pubblicazione discografica firmata Aparticle, audace quartetto costituito da Cristiano Arcelli (sax soprano, sax alto e clarinetto basso), Michele Bonifati (chitarra), Giulio Stermieri (piano elettrico e tastiere) ed Ermanno Baron (batteria). Gli undici brani presenti nel CD sono frutto della lavica meninge di Bonifati e Stermieri, ad esclusione di It Is Necessarily So e Upper Limbs autografati da Arcelli, Labile di Baron e First Action oltre a Second Action siglati dall’intera formazione. Il mood di Cool and Dark Out Here è crepuscolare, dai tratti evocativi. Qui Arcelli intesse un eloquio etereo, coloristico. In It Is Necessarily So il climax è enigmatico. Il dialogo fra Arcelli e Bonifati è ammaliante, impreziosito dal comping energico e cangiante cesellato da Baron. Labile è una composizione assai cerebrale e volutamente spigolosa. Cristiano Arcelli architetta un solo molto incisivo soprattutto dal punto di vista timbrico, locupletato dalla roboante propulsione ritmica di Baron. In orbita contemporary jazz, The Glamour Action è un album attraverso il quale i quattro protagonisti imprimono una chiara direzione stilistica alla loro musica, esprimendosi con consapevolezza, forte personalità e spiccata identità comunicativa.

Stefano Dentice

 

Pasquale Innarella Go_Dex Quartet

Etichetta discografica: AUT Records

Anno produzione: 2019

Fra i principali antesignani del bebop, Dexter Gordon è stato uno tra i più rappresentativi e influenti jazzisti di sempre. Tenorsassofonista celeberrimo per il suo suono, riconoscibile per la sua attitudine nel fraseggiare laid back, in Go_Dex del Pasquale Innarella Go_Dex Quartet, ardimentosa formazione composta da Pasquale Innarella (sax tenore), Paolo Cintio (pianoforte), Leonardo De Rose (contrabbasso) e Giampiero Silvestri (batteria), aleggia il suo spirito senza emularlo pedissequamente, bensì attraverso una (re)interpretazione strettamente personale e scevra dei soliti cliché che, talvolta, sfociano nella banalità più totale. Gli otto brani all’interno del CD sono tutte composizioni originali del mitico Gordon, eccezion fatta per Misty (Errol Garner). Montmartre è un brano caratterizzato dall’affascinante intro free declinato dal quartetto. L’incedere di Innarella è spigliato, fluente, policromatico dal punto di vista timbrico, mentre Cintio dà vita a un eloquio tumultuoso, intriso di maliardi svolazzi sugli ottantotto tasti. La struggente ballad Misty è interpretata da Innarella con un suono magnetico, riscaldante, pervasivo, ma al contempo graffiato e graffiante, interpretazione sublimata da un solo languido, affettuoso, pregno di carezzevole comunicatività. Go_Dex non è assolutamente un oleografico tributo a Dexter Gordon, bensì un puro atto d’amore verso un gigante della tradizione jazzistica. Un album, questo, dal quale affiora il desiderio da parte di Innarella e dei suoi tre valenti sodali di esprimersi attraverso una propria identità stilistica, una propria personalità, senza mai commettere il madornale errore di ricorrere a risibili e volgari imitazioni.

Stefano Dentice

 

 

 

 

Recensione “Mbriacò” di “Bagaria Jazz Metropolitano” - 5.0 out of 5 based on 2 votes

Bagaria Jazz Metropolitano

Etichetta discografica: HoleStudio Recordings

Anno produzione: 2019

Sonorità ammantanti, riscaldanti, intrise di pura energia comunicativa e di veracità interpretativa. Mbriacò è il nuovo episodio discografico firmato Bagaria Jazz Metropolitano, brillante formazione costituita da Aldo Milani (flauto e sax), Max Amazio (chitarra), Andrea Cozzani (basso) e Dario Guarino (batteria). Dieci i brani del CD, tutte composizioni originali figlie dell’ingegnosità di Amazio, eccezion fatta per Io vivo come te (Pino Daniele), Tamurriata nera (E. A. Mario) e Garota de Ipanema (Antônio Carlos Jobim). Il mood gioioso e spassoso del jazz-samba Via Toledo contagia fin da subito. L’eloquio del chitarrista è godibile, fluido, pregno di sincera musicalità. Milani (al flauto) dà vita a un discorso improvvisativo di grande appeal, diamantino, genuino e generoso, ottimamente supportato dal comping architettato dalla coppia Cozzani-Guarino. In Vento d’ottobre il climax è passionale, evocativo. Qui Amazio si esprime attraverso un fine e languido senso melodico, locupletato da alcune improvvise impennate cromatiche. La calma del mare è una composizione struggente, un po’ elegiaca e allo stesso tempo sognante. In particolare in questo brano, Max Amazio si lascia ispirare e guidare da un intenso spirito narrativo e descrittivo, denso di pathos e trasporto emotivo. Il solo (al sax) di Milani è caloroso, causativo, sviscerato con toccante amorevolezza. Concepito soprattutto in orbita latin jazz, seppur tinteggiato da colorazioni più strettamente mediterranee, Mbriacò è un album dal quale emerge il fervente desiderio di comunicare sensazioni ed emozioni con una candidezza d’animo e una munificenza espressiva che rappresentano l’acme dell’intero lavoro.

Stefano Dentice

 

 

Sabato, 25 Gennaio 2020 17:35

Recensione “The Second” dei jazzincase

jazzincase

Etichetta discografica: Irma Records

Anno produzione: 2019

The Second è il secondo sorprendente album dei jazzincase, band costituita da Kiki Orsi (voce), Luca Tomassoni (basso e contrabbasso) e Claudio Trinoli (batteria). La raccolta musicale è anticipata dall’incalzante inedito Beautiful like me (A paper doll), mentre l’album contiene dodici eclettici brani, di cui cinque inediti: C’Est Un Chat! Probable (di Daniele Tartaglia), in cui la melodia giocosa valorizza la precisione della lirica espressa in lingua francese, così come in Missis Hyde, The Game, le duplici versioni di Beautiful Like Me – A Paper Doll (Kiki Orsi), Cover Me (Orsi-Deledda), composizione sensuale e teatrale, oltre a sei famosissimi brani reinterpretati con influenze cha variano dallo smooth jazz al funk, al blues, magistralmente congeniali alla band, ossia: Cocaine (J. J. Cale), Every breath you take (Sting), Sing It Back (Brydon-Murphy), Mr Gorgeous (And Miss Curvaceous) di Christian Franck-Marc Lee Brown-Nina Isabela Rocha Miranda e i due brani che, secondo il mio parere, sono i più efficaci fra quelli proposti, cioè Slave To The Rhythm (Bruce Wolley-Simon Darlow-Stephen Lipson-Trever Horn), Sweet Dreams (David Stewart-Annie Lennox). La sinuosa e intensa ugola della vocalist, nonché l’inconfondibile sound della band, è accompagnato da autorevoli musicisti che arricchiscono le intriganti trame melodiche (fra cui primeggia l’ardente Cover Me): Massimo Guerra alla tromba, Eric Daniel al sax, Giovanni Sannipoli al sax, Toti Panzarelli alla chitarra, Peter De Girolamo al pianoforte e alle tastiere, Alessandro Deledda al pianoforte, Emanuele Giunti al piano, Nerio Papik Poggi al pianoforte e Luca Scorziello alle percussioni. Nell’insieme il disco è godibile. Uno proposta che attrae gli estimatori del jazz, ma anche i neofiti del genere.

Roberta Speciale

 

Francesco Mascio e Alberto La Neve

Etichetta discografica: Manitù Records / Concertone

Anno produzione: 2019

Un viaggio ancestrale verso mondi antichi, ricchi di storia che uniscono Oriente ed Occidente in un’unica entità ben distinta. In questo modo potremmo riassumere I Thàlassa Mas, album d’esordio del chitarrista Francesco Mascio e del sassofonista Alberto La Neve (per la prima insieme in un inedito duo) pubblicato dall’etichetta Manitù Records e Concertone. Il titolo dell’album, dal greco Mare Nostro, rappresenta appieno l’essenza di questo disco che accomuna in sé i linguaggi e i suoni del Mar Mediterraneo, un bacino di storia e di culture venute a contatto nel corso dei secoli. Gli echi orientaleggianti si percepiscono soprattutto in Bent El Rhia, brano che apre il disco, e I Thàlassa Mas, dove una melodia arabeggiante si sposa con i suoni moderni in questo caso disegnati dalla chitarra elettrica di Francesco Mascio. Cano è una composizione che richiama la musica tradizionale greca e che si avvale della collaborazione di Jali Babou Saho e Fabiana Dota, mentre  Soul in September ha un sapore mediterraneo, ma con uno sguardo verso la modernità e un jazz dai tratti più contemporanei. Sognando un’altra Riva è un brano dai tratti malinconici dove la voce di Esharef Alì Mhagag sembra creare un dialogo tra Oriente ed Occidente. Vento da Est è invece un ponte tra passato e presente, dove una melodia arabeggiante si sposa con suoni moderni, quasi distorti, aprendo lo spazio all’improvvisazione pura. Holy Woods è una composizione distesa, rilassata, mentre Neglia i Luna, dove è presente ancora una volta alla voce Fabiana Dota, affonda le radici nella tradizione del Sud Italia. Portrait d’Italie, grazie ad una melodia intensa e diretta, chiude questo viaggio nel Mar Mediterraneo con un ritratto del nostro Paese reso alla perfezione da una musica che sembra essere uscita da un film di Federico Fellini. I Thàlassa Mas è in sintesi un disco carico di lirismo che disegna percorsi, incontri e trae spunto dalle radici di grandi culture che nell’arco di millenni si sono spesso toccate influenzandosi a vicenda.

Carlo Cammarella

 

Sabato 26 dicembre, ore 22:00, appuntamento con il jazz al Bar dell’Angolo di Manduria

Una nuovissima formazione, appena costituita, fortemente influenzata dal post-bop, in cui il fervore comunicativo, la costante ricerca dell’interplay, la spiccata personalità stilistica e un sound moderno rappresentano le principali caratteristiche. Il New Direction Trio, composto da Nicolò Petrafesa (piano), Giampaolo Laurentaci (contrabbasso) e Marcello Nisi (batteria), sarà ospite al Bar dell’Angolo (Via degli Imperiali, 14 – Manduria) giovedì 26 dicembre alle ore 22:00. Capolavori compositivi autografati da due autentiche icone sacre del jazz come Herbie Hancock e McCoy Tyner formano il repertorio proposto dal trio, oltre ad altri intramontabili brani appartenenti alla sterminata tradizione jazzistica. Giovane e luminosa promessa del jazz nostrano, Nicolò Petrafesa è un pianista assai energico, molto interessante dal punto di vista armonico e ritmico, nonché abile nell’utilizzo dell’out playing. Nel corso della sua attività concertistica ha condiviso il palco con svariati musicisti, fra i quali Paolo Fresu, Gianni Lenoci, Gianfranco Menzella, Dino Plasmati. Laurentaci è un contrabbassista affidabile, intuitivo, solido nel timing e parecchio richiesto soprattutto in qualità di sideman. Durante la sua carriera si è esibito al fianco di numerosi jazzisti blasonati in ambito internazionale, come: Ralph Peterson, Perico Sambeat, Peter Bernstein, Jim Rotondi, Ulysses Owens Jr, Stjepko Gut, Martin Jacobsen, Esteve Pi, Adam Pache, Max Ionata, Fabrizio Bosso, Enrico Intra, Daniele Scannapieco e tantissimi altri ancora. Inoltre ha esportato le sue doti musicali all’estero, in nazioni quali: Olanda, Spagna, Germania, Russia, Inghilterra, Belgio, Turchia, Romania, Montenegro. Dalla grande esperienza e sensibilità artistica, Marcello Nisi è un batterista particolarmente incline all’uso della poliritmia e della polimetria, attraverso il quale costruisce un drumming sempre stimolante e tensivo incardinato su un frequente spostamento degli accenti. Nel suo background annovera collaborazioni di prestigio insieme a musicisti di statura mondiale, fra cui: Bobby Watson, Benny Golson, Sonny Fortune, Chico Freeman, Miroslav Vitous, Joe Magnarelli, Eric Wyatt, Jed Levy, Mark Sherman, Gregory Porter, Antonio Faraò, Flavio Boltro, Marco Tamburini, Paolo Fresu. Fuori dai confini nazionali ha calcato diversi palchi in: Germania, Russia, Belgio, Svezia, Svizzera, Albania, Montenegro, Galles. Dunque, nel giorno di Santo Stefano, tutti i jazzofili e più in generale gli appassionati di buona musica avranno l’opportunità di assistere a un concerto che saprà regalare certamente un momento di crescita culturale e di energia positiva.

 

 

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