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☆ JAZZ PLACES ☆

BOSTON - BERKLEE COLLEGE OF MUSIC


 Scuola di musica fondata nel 1945 da Lawrence Berck, allievo di Joseph Heinrick Schillinger, compositore classico interessato al jazz (suoi allievi furono pure Goodman, Gershwin, Miller) situata nei pressi di Boston. Per l'originalità del suo insegnamento, ma anche per la qualità dei suoi insegnanti e di qualcuno dei suoi allievi, la scuola è stata per lungo tempo modello e leader nell'ambito dell'insegnamento del jazz. L'insegnamento del Berklee College, è basato su un ciclo di studi segmentato secondo sei categorie generali: lavoro d'insieme (piccoli gruppi o big band), improvvisazione, tecniche della prova, lavoro delle tastiere, composizione e arrangiamento, storia del jazz.


 Indirizzo: Boston, MA 02215, Stati Uniti Telefono:+1 617-266-1400


 da By Night Jazz

 

☆ JAZZ CINEMA ☆

The Jazz Singer (1927)

  

Titolo originale

The Jazz Singer

Paese di produzione

Stati Uniti d'America

Anno

1927

Durata

88 min

Colore

B/N

Audio

sonoro

Rapporto

1.33:1

Genere

musicale, drammatico

Regia

Alan Crosland

Soggetto

Samson Raphaelson

Sceneggiatura

Alfred A. Cohn

Casa di produzione

Warner Bros.

Distribuzione(Italia)

Anonima Pittaluga (1929)

Fotografia

Hal Mohr

Montaggio

Harold McCord

Effetti speciali

Nugent Slaughter

Musiche

James V. Monaco

 

Interpreti e personaggi

da By Night Jazz

☆ JAZZ BIRTHDAY ☆ 12 GENNAIO ☆

VENUE SNAP SHOT

 

Jam Session alle diciotto, mi preparo. Dalla via a piedi, arrivo prima come sempre, e nessuno. Diciotto e trenta, sete, bevo, e nessuno. Diciannove, languore e primi timidi amanti del Jazz. Palermo!

Porta aperta sulla strada antica, senza gorilla, perché lasciati liberi di entrare nel sogno.

Ore venti, il locale pieno di visi già distesi e sorridenti. Combattuto nello scegliere fra la musica, gli amici o l’ammiccante buffet, prendo tutto!

Luce gialla riverbera negli occhi mentre avvolto dal divano mi lancio all’ascolto di Route 66. Dal cubo nero vibra la voce di Mary Ann.

La musica dei compagni di serata che si accende ai sorrisi di Fabio, il quale mi racconta quanto la jam session sia palestra culturale e tecnica. Osmosi perfetta per l’interiorizzazione delle esperienze altrui. Il Jazz un linguaggio universale che se non conosci sei fuori. Un idioma che arriva direttamente ai cuori sulla melodia di Lover Man di Jimmy Davis con la voce di Marianna che ad ogni battuta accende le candele in tutto il club.

Riprendo il dialogo con Fabio. Il tuo Jazzman preferito? Risponde: <<Papa Francesco! Sta facendo molto Jazz con la sua religione vera di condivisione, senza distinzione alcuna, con preparazione ed umiltà. Tutta la base della filosofia di vita del Jazz.>> Mentre lo ascolto l’atmosfera delle pareti si colora delle pennellate del sax di Larry.

Lascio il mio secondo di Merlot Tasari mentre il sigaro mi porta fuori. Ciccio di otto anni supera il fumo e mi dona il suo pensiero: <<il Jazz è come il Rock! Ma mentre il Rock è come quel muro il Jazz è come quel lampione: fa luce!>>

Rientro in un’atmosfera dove il gioco delle melodie segue una giostra di alternanze artistiche: Fabrizio Pezzino, Fabio Nicolosi, Bino Cangemi, Fausto Riccobono, Tommaso Chirco, Roberto Mezzatesta, Marianna Costantino, Larry Nash. Davide Cuttitta che infortunato suona con lo sguardo.

Jam Session a Forme d’Arte, fortunato chi la respira. Gli assenti non so cosa stessero sognando!

Torno sulla mia strada ricco per aver speso bene un momento della mia vita, che non avrà ritorno.

Si replica il 13 Dicembre.

PRO: accoglienza, servizio, comfort, clientela selezionata, musica live doc, cucina eccellente

CONTRO: presentarsi senza compagnia

VALUTAZIONE: 

“I'd give my soul just to call you my own”

Marco Girgenti Meli

Etichettato sotto

Palermo, quanto lontano potrai volare?

Scendi in centro per le vie del Capo sino a raggiungere la Via Maqueda che non riconosci. Un fiume di persone ed una confusione di pelli che confondono le radici della Città. Fuggi da quella babele la cui unica armonia è la coerenza delle brillanti luci fredde in alto sul selciato. Ritrovi calore nel sorriso di una sposa che varca l’uscita di Sant’Ignazio all’Olivella, ti giri ed il kebab, ad altri, fa tristemente da serata.

Foto Paola Di Lorenzo

La strada percorsa ti invita nuovamente dove due indecisi sulla porta, Angelo percussionista e lei polacca, entrano con te nuovamente in jam session. Forme d’Arte ti accoglie come sempre sonnecchiante e come una moviola ti pervadono i colori delle tele. A Palermo il tempo è relativo, e prima che tutto lo swing si riunisca passano istanti, ognuno con il suo metro. E’ finalmente lo standard. Solar di Davis, (sarà a causa del freddo!) dà il La ai musicisti. Aido Mangiaracina, bassista dal tocco virtuoso; Fabio Nicosia, con le sue sequenze lunghe e stringate; Angelo Pertusati, che scalda la batteria di Pez alla ricerca del proprio stile. Fabrizio Pezzino, poliedrico artista che ti sveste dai pensieri; Bino Cangemi, preciso come un metronomo; Fausto Riccobono, autodidatta virtuso; Accompagnano la sala sapida dell’ascolto e della conversazione di amici che non si conoscono. Nuovamente attraversa il viaggio The Chicken per arrivare alla voce nera di Marianna Costantino. Ci porta al Sud e parte il Blues, soft e tiepido, una culla che riscalda l’ambiente. Ancora più a Sud con Stella By Starlight in versione bossanova, quando “basta che uno tergiversi, si tira a tutti” (F.Pezzino). Summertime, due flute di birra, una bianca, una nera, Autumn Leaves, il book e Marianna accompagnano quella che sapora di rimpatriata scolastica aperta a tutte le classi. Nulla di esclusivo, se non che l’ottima cena e l’accoglienza. Esco verso il Brass quando arrivano due “kriminali”, Roberto Gervasi e Antonino De Luca, fisarmonicisti, a scaldare ancor più la sera.

La Jam Session continua quando sono già in auto per lo Spasimo. Percorro la Città attraverso i suoni di Daniel Sax al Marlyn Pub, House in Theatre al Palamangano, Christmas Hope Night al Teatro Brancaccio, Davide Rinella al Wagner, mentre a La Galleria riecheggia ancora la voce di Francesca Caruso e le mura sono impegnate da una delle numerose Christmas in Jazz di questi giorni.

Arturo Di Vita Fotografia

La Piazza è affollata di automobili, il parcheggio immediato di fronte al 15 di Via dello Spasimo. The Brass Group. L’accoglienza del Blue Brass denso di ascolto. Si replica a sala piena in ogni ordine di posti ed in ogni ordine di angolo. Scelgo il mio, oggi in fondo, cambio punto di vista. Mi diverte familiarmente il gioco di spalle di Domenico Riina, come diverte i bambini presenti. Sul palco tutti gli amici: il solo di Claudio Giambruno, il solo di Sergio Munafò, quello di Giuseppe Urso, il grande ritorno di Riccardo Randisi. Gli altri sono Magia, Luce, Swing, Calore, Coesione, Gruppo, Orchestra. Tanti neri sul palco. Tanti soldati sul palco. Ognuno con la propria mira. Colpisce il segno Giambruno, quando si alza dallo scranno e spara acuto alla platea. La gente sempre attonita della riscoperta, altri della scoperta, altri dei ricordi. Come non avessero mai conosciuto il Jazz o mosso lo Swing interiore. La riscoperta dell’emozione che dona la centralità del corpo, lungi da platonismi e censure, tornata all’origine dallo storico scivolo di Via Duca della Verdura. La rinascita cancella lo spasimo degli ultimi anni. Una accordo antico sulle melodia di How Far Can You Fly di Lucas Flores sull’applauso di grazie ad Ignazio Garsia. Quanto lontano potrai farci volare? E’ replica di quaranta anni di successi; replica e bis. Nessuno si alza, aspettano, ancora; aspettano fino al sedici del primo del nuovo anno, quando Burt e voce magica li stordirà nuovamente. Un calice di champagne a brindare. A cosa? All’anno trascorso? A quello a venire? Si brinda a tutto! Ad ogni sorriso, encomio ed abbraccio. Tutti per le vie antiche portando con se, per altri, l’animo rinnovato dalla purezza di una Scuola senza banalità. 

Le vie storiche, le nuove; tutte trasudano di Jazz. Una Palermo in rinascita fermentuosa di attività sonore che si mischiano ai dialetti delle etnie; tutto diverso, tutti eguali nello Spirito, tutti uniti nello Swing.

Palermo come New Orleans, ora! O lo è sempre stata, ora? Ne sta prendendo consapevolezza e coscienza, ora!

Marco Girgenti Meli

 

si ringraziano per le immagini: Paola Di Lorenzo - Arturo Di Vita Fotografia

 

 

 

 

 

 

PALERMO JAZZ CLUB PRESENTA SCUOLA DI CHITARRA

Umberto Porcaro

- Conferenza Stampa -

21 Novembre - ore 10,30


Si Presenta la Scuola dedicata allo studio della chitarra.

Il “Palermo Jazz Club”, spazio musicale e culturale della città di Palermo, protagonista in ambito internazionale, inizia una nuova ed interessante attività.
Dall'idea di Alberto Acierno con la collaborazione di Umberto Porcaro, si darà vita ad una vera e propria scuola dedicata allo studio della chitarra (Jazz,Blues,Rock,Pop e Classica).

Palermo Jazz Club - Via Quintino Sella, 49 - Palermo

Marco Girgenti Meli per PJC

L'eredità del Jazz Siciliano.

 

L'eredità del Jazz Siciliano

da By Night Jazz del 14 Novembre 2014


Se dovessi elencare tutti i nomi dei musicisti che vado osservando e seguendo con attenzione non basterebbe una serie di By Night Jazz per nominarli tutti, e tutti, nella loro espressione musicale, meritevoli. Quindi nessuno me ne voglia se utilizzerò la vista notturna di un satellite che evidenzia solo i punti in luce del nostro magnifico triangolo in mezzo al mare. Luci di rinascita che vibrano di suoni e di voci di rinnovamento.

Il rinascimento del jazz Siciliano che fa della nostra terra la New Orleans d’Italia! Un’isola (musicalmente) felice, dove crescono talenti come funghi, il jazz si suona per strada da Catania a Gela o sugli infiniti palchi dei sempre più numerosi festival che nascono in luoghi piccoli ma bellissimi. Festival che calamitano talenti che cercano di guadagnarsi un futuro nel mondo. Dove a Palermo c’è l’unica fondazione jazzistica d’Europa, «The Brass Group» che, nonostante la penuria di fondi, quest’anno ha aumentato gli iscritti del 70 %.


Una rivoluzione gridata dal sax totale di Francesco Cafiso, il ragazzino che con il suo contralto stregò Wynston Marsalis a 13 anni e oggi è l’ambasciatore italiano del jazz. «Si diventa migliori solo incrociando la propria musica con quella di altri artisti, giocando, divertendosi nascono le cose migliori» racconta lui, oggi novello compositore con un triplice disco ispirato alla sua Sicilia che uscito a fine 2013, in registrazione con il nuovo ed in tour in Oriente. Cafiso, a 24 anni, è anche direttore artistico di due dei festival che d’estate fanno suonare la Sicilia. A Vittoria, dove vive nonostante la musica lo porti sempre più lontano, ha messo in piedi un evento della durata di ben un mese.

Pablo - Francesco Cafiso Island Blue Quartet

«Come altrove siamo partiti da zero, oggi i manager di grandi artisti stranieri ci chiedono di partecipare» racconta Francesco. Piazza nel centro storico, didattica e seminari la mattina, concerti di sera, jam session di notte. Il Vittoria Jazz Festival è parte di un network di eventi dove il talento medio fa paura: «Il jazz è una democrazia perfetta, ti costringe ad ascoltare tutti: arrivano ragazzi con il loro strumento in valigia, il palco non si nega a nessuno e anche gli artisti più importanti non si tirano indietro quando c’è da fare un pezzo insieme» spiega. Molti ragazzi sono attratti anche dalla politica dei concorsi che i festival organizzano. In palio oltre a premi in denaro, ci si guadagna rispetto e visibilità per suonare altrove. L’ultimo nato è il «Marsala Wine Jazz».

A cavallo tra luglio e agosto si prende il centro di Siracusa «Ortigia Jazz» con un itinerario tra eventi musicali che culmina coi concerti al tramonto alla fontana Aretusa. Da una ventina d’anni è un’istituzione anche «Canicattini Bagni». Basta una strada: il palco, il jazz club, la gente.

Sergio Amato Jazz Fest di Canicattini Bagni

Rino Cirinnà, 49 anni, una vita da sassofonista culminata a Berkeley alla corte di Tony Bennet, oggi promuove artisti nel tacco della Sicilia. «L’onda jazz è nel nostro dna: anche nel mondo del pop, penso a Battiato o Carmen Consoli, gli artisti sono splendidamente contorti, hanno una prospettiva diversa, una curiosità introspettiva — spiega —. Creando un network di eventi riusciamo ad abbattere i costi e sostenere un movimento di talenti» dice Cirinnà.
L’Italia (del jazz) non è un paese per vecchi. Sull’onda del successo di Cafiso, dalla nicchia in cui per scelta (o colpa) dei mass media ce l’avevano cacciato, escono artisti giovanissimi capaci di stregare il pubblico con poche note. In provincia di Ragusa vivono per suonare i gemelli Cutello che già da due anni, con tromba e sax, hanno «colpito» gli addetti ai lavori. Seri, umili, una dedizione totale al jazz. Non esistono pc o playstation. Timidi, quasi non parlano: suonano. Prima di rispondere alle domande si consultano tra di loro.

I gemelli Matteo e Giovanni Cutello al festival jazz di Castelbuono

Poi c’è il sax contralto di Francesco Patti, 20 anni, palermitano, autodidatta totale. Un orecchio da fuoriclasse e la facilità educata di affiancare i mostri sacri. Giuseppe Cucchiara, 20 anni, figlio d’arte di Enna, è arrivato al contrabbasso dopo essere passato da sax e pianoforte. «Mi piace la responsabilità ritmica che devo prendermi: a gennaio ho iniziato a studiare a Boston, ma conto di tornare qui, i legami e i rapporti che si creano nella mia terra sono unici per crescere» racconta.
Un’esplosione generazionale aperta dal talento di altri musicisti, che passati i 30 anni sembrano veterani. La tromba lirica del catanese Dino Rubino, il contrabbasso di Marco Panascia, 38 anni, detto «il motore», la chitarra di Francesco Buzzurro, 42 anni di Agrigento, definito da Morricone tra i migliori al mondo. Poi ci sono band che hanno deciso di viaggiare insieme: Urban Fabula, Tinto Brass o gli Ottoni Animati, che piacerebbero a Bregovic per l’abitudine a scendere dal palco per suonare mescolandosi alla gente.

Ottoni Animati - Street Band Show

Poi ci sono realtà come la mia tesa a scoprire, seguire e lanciare i musicisti locali o come quella della COMAR23 di Alfredo Colianni che produce artisti jazz siciliani ed è siciliana di Enna. I festival, i conduttori come me, l’istituzione di premi senza costi di adesione sono tutti sforzi della nostra terra, di gente della nostra terra mirati a creare un ponte per aiutare i musicisti a misurarsi con l’estero senza dovere lasciare la loro terra.

Un ritorno al futuro con radici antichissime. La tradizione bandistica, il primo momento per i giovanissimi per misurarsi con certi strumenti. In Sicilia ci sono 398 comuni e 1177 bande censite. Sarà pure l’ennesimo contrasto ma da queste parti ha un suono bellissimo.

Accodandoci alla nascita di numerosissimi Jazz Club, Scuole di Jazz ed Associazioni rivolte alla cultura ed alla diffusione di questa forma d’arte, vogliamo creare anche noi la nostra Preservation Hall, qui in Sicilia, come è stato a New Orleans.

Marco Girgenti Meli


 

L'eredità del Jazz Siciliano.

Il Format di Formazione ed Informazione Jazz

Il Format di Formazione ed Informazione Jazz


Se dovessi elencare tutti i nomi dei musicisti che vado osservando e seguendo con attenzione non basterebbe una seri di By Night Jazz per nominarli tutti, e tutti, nella loro espressione musicale, meritevoli. Quindi nessuno me ne voglia se utilizzerò la vista notturna di un satellite che evidenzia solo i punti in luce del nostro magnifico triangolo in mezzo al mare. Luci di rinascita che vibrano di suoni e di voci di rinnovamento.

Il rinascimento del jazz Siciliano che fa della nostra terra la New Orleans d’Italia! Un’isola (musicalmente) felice, dove crescono talenti come funghi, il jazz si suona per strada da Catania a Gela o sugli infiniti palchi dei sempre più numerosi festival che nascono in luoghi piccoli ma bellissimi. Festival che calamitano talenti che cercano di guadagnarsi un futuro nel mondo. Dove a Palermo c’è l’unica fondazione jazzistica d’Europa, «The Brass Group» che, nonostante la penuria di fondi, quest’anno ha aumentato gli iscritti del 70 %.


Una rivoluzione gridata dal sax totale di Francesco Cafiso, il ragazzino che con il suo contralto stregò Wynston Marsalis a 13 anni e oggi è l’ambasciatore italiano del jazz. «Si diventa migliori solo incrociando la propria musica con quella di altri artisti, giocando, divertendosi nascono le cose migliori» racconta lui, oggi novello compositore con un triplice disco ispirato alla sua Sicilia che uscito a fine 2013, in registrazione con il nuovo ed in tour in Oriente. Cafiso, a 24 anni, è anche direttore artistico di due dei festival che d’estate fanno suonare la Sicilia. A Vittoria, dove vive nonostante la musica lo porti sempre più lontano, ha messo in piedi un evento della durata di ben un mese.

Pablo - Francesco Cafiso Island Blue Quartet

«Come altrove siamo partiti da zero, oggi i manager di grandi artisti stranieri ci chiedono di partecipare» racconta Francesco. Piazza nel centro storico, didattica e seminari la mattina, concerti di sera, jam session di notte. Il Vittoria Jazz Festival è parte di un network di eventi dove il talento medio fa paura: «Il jazz è una democrazia perfetta, ti costringe ad ascoltare tutti: arrivano ragazzi con il loro strumento in valigia, il palco non si nega a nessuno e anche gli artisti più importanti non si tirano indietro quando c’è da fare un pezzo insieme» spiega. Molti ragazzi sono attratti anche dalla politica dei concorsi che i festival organizzano. In palio oltre a premi in denaro, ci si guadagna rispetto e visibilità per suonare altrove. L’ultimo nato è il «Marsala Wine Jazz».

A cavallo tra luglio e agosto si prende il centro di Siracusa «Ortigia Jazz» con un itinerario tra eventi musicali che culmina coi concerti al tramonto alla fontana Aretusa. Da una ventina d’anni è un’istituzione anche «Canicattini Bagni». Basta una strada: il palco, il jazz club, la gente.

Sergio Amato Jazz Fest di Canicattini Bagni

Rino Cirinnà, 49 anni, una vita da sassofonista culminata a Berkeley alla corte di Tony Bennet, oggi promuove artisti nel tacco della Sicilia. «L’onda jazz è nel nostro dna: anche nel mondo del pop, penso a Battiato o Carmen Consoli, gli artisti sono splendidamente contorti, hanno una prospettiva diversa, una curiosità introspettiva — spiega —. Creando un network di eventi riusciamo ad abbattere i costi e sostenere un movimento di talenti» dice Cirinnà.
L’Italia (del jazz) non è un paese per vecchi. Sull’onda del successo di Cafiso, dalla nicchia in cui per scelta (o colpa) dei mass media ce l’avevano cacciato, escono artisti giovanissimi capaci di stregare il pubblico con poche note. In provincia di Ragusa vivono per suonare i gemelli Cutello che già da due anni, con tromba e sax, hanno «colpito» gli addetti ai lavori. Seri, umili, una dedizione totale al jazz. Non esistono pc o playstation. Timidi, quasi non parlano: suonano. Prima di rispondere alle domande si consultano tra di loro.

I gemelli Matteo e Giovanni Cutello al festival jazz di Castelbuono

Poi c’è il sax contralto di Francesco Patti, 20 anni, palermitano, autodidatta totale. Un orecchio da fuoriclasse e la facilità educata di affiancare i mostri sacri. Giuseppe Cucchiara, 20 anni, figlio d’arte di Enna, è arrivato al contrabbasso dopo essere passato da sax e pianoforte. «Mi piace la responsabilità ritmica che devo prendermi: a gennaio ho iniziato a studiare a Boston, ma conto di tornare qui, i legami e i rapporti che si creano nella mia terra sono unici per crescere» racconta.
Un’esplosione generazionale aperta dal talento di altri musicisti, che passati i 30 anni sembrano veterani. La tromba lirica del catanese Dino Rubino, il contrabbasso di Marco Panascia, 38 anni, detto «il motore», la chitarra di Francesco Buzzurro, 42 anni di Agrigento, definito da Morricone tra i migliori al mondo. Poi ci sono band che hanno deciso di viaggiare insieme: Urban Fabula, Tinto Brass o gli Ottoni Animati, che piacerebbero a Bregovic per l’abitudine a scendere dal palco per suonare mescolandosi alla gente.

Ottoni Animati - Street Band Show

Poi ci sono realtà come la mia tesa a scoprire, seguire e lanciare i musicisti locali o come quella della COMAR23 di Alfredo Colianni che produce artisti jazz siciliani ed è siciliana di Enna. I festival, i conduttori come me, l’istituzione di premi senza costi di adesione sono tutti sforzi della nostra terra, di gente della nostra terra mirati a creare un ponte per aiutare i musicisti a misurarsi con l’estero senza dovere lasciare la loro terra.

Un ritorno al futuro con radici antichissime. La tradizione bandistica, il primo momento per i giovanissimi per misurarsi con certi strumenti. In Sicilia ci sono 398 comuni e 1177 bande censite. Sarà pure l’ennesimo contrasto ma da queste parti ha un suono bellissimo.

Accodandoci alla nascita di numerosissimi Jazz Club, Scuole di Jazz ed Associazioni rivolte alla cultura ed alla diffusione di questa forma d’arte, vogliamo creare anche noi la nostra Preservation Hall, qui in Sicilia, come è stato a New Orleans.


 

JAZZ VENUE SNAP SHOT

 

Jam Session alle diciotto, mi preparo. Dalla via a piedi, arrivo prima come sempre, e nessuno. Diciotto e trenta, sete, bevo, e nessuno. Diciannove, languore e primi timidi amanti del Jazz. Palermo!

Porta aperta sulla strada antica, senza gorilla, perché lasciati liberi di entrare nel sogno.

Ore venti, il locale pieno di visi già distesi e sorridenti. Combattuto nello scegliere fra la musica, gli amici o l’ammiccante buffet, prendo tutto!

Luce gialla riverbera negli occhi mentre avvolto dal divano mi lancio all’ascolto di Route 66. Dal cubo nero vibra la voce di Mary Ann.

La musica dei compagni di serata che si accende ai sorrisi di Fabio, il quale mi racconta quanto la Jam Session sia palestra culturale e tecnica. Osmosi perfetta per l’interiorizzazione delle esperienze altrui. Il Jazz un linguaggio universale che se non conosci sei fuori. Un idioma che arriva direttamente ai cuori sulla melodia di Lover Man di Jimmy Davis con la voce di Marianna che ad ogni battuta, ad una ad una, accende le candele in tutto il Club.

Riprendo il dialogo con Fabio: "Il tuo Jazzman preferito?" Risponde: "Papa Francesco! Sta facendo molto Jazz con la sua religione vera di condivisione, senza distinzione alcuna, con preparazione ed umiltà. Tutti elementi alla base della filosofia di vita del Jazz." Mentre lo ascolto l’atmosfera delle pareti si colora delle pennellate del sax di Larry.

Lascio il mio secondo di Merlot Tasari mentre il sigaro mi porta fuori. Ciccio di otto anni supera il fumo e mi dona il suo pensiero: "Il Jazz è come il Rock! Ma mentre il Rock è come quel muro il Jazz è come quel lampione: fa luce!"

Rientro in un’atmosfera dove il gioco delle melodie segue una giostra di alternanze artistiche: Fabrizio Pezzino, Fabio Nicosia, Bino Cangemi, Fausto Riccobono, Tommaso Chirco, Roberto Mezzatesta, Marianna Costantino, Larry NashDario Nicchitta che infortunato suona con lo sguardo.

Jam Session a Forme d’Arte, fortunato chi la respira. Gli assenti non so cosa stessero sognando!

Torno sulla mia strada ricco per aver speso bene un momento della mia vita, che non avrà ritorno.

Si replica tutti i Sabati.

PRO: accoglienza, servizio, comfort, clientela selezionata, musica live doc, cucina eccellente

CONTRO: presentarsi senza compagnia

VALUTAZIONE: 

“I'd give my soul just to call you my own”

Marco Girgenti Meli

Etichettato sotto
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