Recensione “Something there” di Milena Angelè

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Milena Angelè

Etichetta discografica: Filibusta Records

Anno produzione: 2016

Una straripante energia che fa pendant con un groove poderoso e un sound avvolgente. Something there è la nuova proposta discografica realizzata dall’eclettica sassofonista jazz e compositrice Milena Angelè. Per questa avventura si affida a cinque sodali di irrefutabile valore come Edoardo Ravaglia (pianoforte, tastiere ed elettronica), Francesco Fratini (tromba), Enrico Bracco (chitarra), Riccardo Gola (contrabbasso e basso), Fabio Sasso (batteria) e gli ospiti Chiara Viola (voce in Little person) e Jim Schiebler (voce recitante in Von e Something There). La tracklist si compone di dieci tracce, di cui Something there, Pollicina e Hanami  autografate da Milena Angelè, Attese e Hill of the wind firmate da Ravaglia, mentre Frame by frame (King Crimson), Running up that hill (Kate Bush), Lost/go (Wayne Shorter), Little person (Jon Brion) e Von (Yoko Kanno - Samuel Beckett) completano la playlist del CD. Il mood suadente di Something there, prima traccia del disco, è immediatamente coinvolgente. L’incedere di Milena Angelè è essenziale e particolarmente sinuoso. Attese è una composizione avvolta in climax crepuscolare. L’eloquio di Gola è cantabile, adornato da un fine lirismo e da un’erudita musicalità. Bracco si esprime attraverso un playing tendenzialmente melanconico, colmo di gusto interpretativo e fascinoso senso narrativo. Una lieve mestizia si riflette in Pollicina. La sassofonista cesella un sermone placido e sopraffino, ponderando e pesando le note con perizia e saggezza. Hill of the Wind è un brano incalzante e vibrante. Qui Bracco sviscera un’elocuzione brillantemente cadenzata, impreziosita da un roccioso timing e sostenuta puntualmente dal costrutto ritmico mai amorfo e fortemente trascinante architettato da Sasso. Fratini tesse una loquela spigliata, nitida, imperlata da alcuni intriganti sprint cromatici. Di impronta contemporary jazz, Something there è un album da tenere in alta considerazione, in cui le indiscutibili doti tecniche dei protagonisti non risultano mai sfociare nell’autoincensamento, bensì sono giustamente messe al servizio della comunicatività.

Stefano Dentice