L'eredità del Jazz Siciliano.

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L'eredità del Jazz Siciliano

da By Night Jazz del 14 Novembre 2014


Se dovessi elencare tutti i nomi dei musicisti che vado osservando e seguendo con attenzione non basterebbe una serie di By Night Jazz per nominarli tutti, e tutti, nella loro espressione musicale, meritevoli. Quindi nessuno me ne voglia se utilizzerò la vista notturna di un satellite che evidenzia solo i punti in luce del nostro magnifico triangolo in mezzo al mare. Luci di rinascita che vibrano di suoni e di voci di rinnovamento.

Il rinascimento del jazz Siciliano che fa della nostra terra la New Orleans d’Italia! Un’isola (musicalmente) felice, dove crescono talenti come funghi, il jazz si suona per strada da Catania a Gela o sugli infiniti palchi dei sempre più numerosi festival che nascono in luoghi piccoli ma bellissimi. Festival che calamitano talenti che cercano di guadagnarsi un futuro nel mondo. Dove a Palermo c’è l’unica fondazione jazzistica d’Europa, «The Brass Group» che, nonostante la penuria di fondi, quest’anno ha aumentato gli iscritti del 70 %.


Una rivoluzione gridata dal sax totale di Francesco Cafiso, il ragazzino che con il suo contralto stregò Wynston Marsalis a 13 anni e oggi è l’ambasciatore italiano del jazz. «Si diventa migliori solo incrociando la propria musica con quella di altri artisti, giocando, divertendosi nascono le cose migliori» racconta lui, oggi novello compositore con un triplice disco ispirato alla sua Sicilia che uscito a fine 2013, in registrazione con il nuovo ed in tour in Oriente. Cafiso, a 24 anni, è anche direttore artistico di due dei festival che d’estate fanno suonare la Sicilia. A Vittoria, dove vive nonostante la musica lo porti sempre più lontano, ha messo in piedi un evento della durata di ben un mese.

Pablo - Francesco Cafiso Island Blue Quartet

«Come altrove siamo partiti da zero, oggi i manager di grandi artisti stranieri ci chiedono di partecipare» racconta Francesco. Piazza nel centro storico, didattica e seminari la mattina, concerti di sera, jam session di notte. Il Vittoria Jazz Festival è parte di un network di eventi dove il talento medio fa paura: «Il jazz è una democrazia perfetta, ti costringe ad ascoltare tutti: arrivano ragazzi con il loro strumento in valigia, il palco non si nega a nessuno e anche gli artisti più importanti non si tirano indietro quando c’è da fare un pezzo insieme» spiega. Molti ragazzi sono attratti anche dalla politica dei concorsi che i festival organizzano. In palio oltre a premi in denaro, ci si guadagna rispetto e visibilità per suonare altrove. L’ultimo nato è il «Marsala Wine Jazz».

A cavallo tra luglio e agosto si prende il centro di Siracusa «Ortigia Jazz» con un itinerario tra eventi musicali che culmina coi concerti al tramonto alla fontana Aretusa. Da una ventina d’anni è un’istituzione anche «Canicattini Bagni». Basta una strada: il palco, il jazz club, la gente.

Sergio Amato Jazz Fest di Canicattini Bagni

Rino Cirinnà, 49 anni, una vita da sassofonista culminata a Berkeley alla corte di Tony Bennet, oggi promuove artisti nel tacco della Sicilia. «L’onda jazz è nel nostro dna: anche nel mondo del pop, penso a Battiato o Carmen Consoli, gli artisti sono splendidamente contorti, hanno una prospettiva diversa, una curiosità introspettiva — spiega —. Creando un network di eventi riusciamo ad abbattere i costi e sostenere un movimento di talenti» dice Cirinnà.
L’Italia (del jazz) non è un paese per vecchi. Sull’onda del successo di Cafiso, dalla nicchia in cui per scelta (o colpa) dei mass media ce l’avevano cacciato, escono artisti giovanissimi capaci di stregare il pubblico con poche note. In provincia di Ragusa vivono per suonare i gemelli Cutello che già da due anni, con tromba e sax, hanno «colpito» gli addetti ai lavori. Seri, umili, una dedizione totale al jazz. Non esistono pc o playstation. Timidi, quasi non parlano: suonano. Prima di rispondere alle domande si consultano tra di loro.

I gemelli Matteo e Giovanni Cutello al festival jazz di Castelbuono

Poi c’è il sax contralto di Francesco Patti, 20 anni, palermitano, autodidatta totale. Un orecchio da fuoriclasse e la facilità educata di affiancare i mostri sacri. Giuseppe Cucchiara, 20 anni, figlio d’arte di Enna, è arrivato al contrabbasso dopo essere passato da sax e pianoforte. «Mi piace la responsabilità ritmica che devo prendermi: a gennaio ho iniziato a studiare a Boston, ma conto di tornare qui, i legami e i rapporti che si creano nella mia terra sono unici per crescere» racconta.
Un’esplosione generazionale aperta dal talento di altri musicisti, che passati i 30 anni sembrano veterani. La tromba lirica del catanese Dino Rubino, il contrabbasso di Marco Panascia, 38 anni, detto «il motore», la chitarra di Francesco Buzzurro, 42 anni di Agrigento, definito da Morricone tra i migliori al mondo. Poi ci sono band che hanno deciso di viaggiare insieme: Urban Fabula, Tinto Brass o gli Ottoni Animati, che piacerebbero a Bregovic per l’abitudine a scendere dal palco per suonare mescolandosi alla gente.

Ottoni Animati - Street Band Show

Poi ci sono realtà come la mia tesa a scoprire, seguire e lanciare i musicisti locali o come quella della COMAR23 di Alfredo Colianni che produce artisti jazz siciliani ed è siciliana di Enna. I festival, i conduttori come me, l’istituzione di premi senza costi di adesione sono tutti sforzi della nostra terra, di gente della nostra terra mirati a creare un ponte per aiutare i musicisti a misurarsi con l’estero senza dovere lasciare la loro terra.

Un ritorno al futuro con radici antichissime. La tradizione bandistica, il primo momento per i giovanissimi per misurarsi con certi strumenti. In Sicilia ci sono 398 comuni e 1177 bande censite. Sarà pure l’ennesimo contrasto ma da queste parti ha un suono bellissimo.

Accodandoci alla nascita di numerosissimi Jazz Club, Scuole di Jazz ed Associazioni rivolte alla cultura ed alla diffusione di questa forma d’arte, vogliamo creare anche noi la nostra Preservation Hall, qui in Sicilia, come è stato a New Orleans.

Marco Girgenti Meli


 

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