Recensione “Sound of Beauty” di Filippo Bianchini

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Filippo Bianchini

Etichetta discografica: September

Anno produzione: 2018

Momenti di placidità comunicativa che si alternano a frangenti dai quali si percepisce uno spiccato e brillante senso dello swing e un’intensa energia. Sound of Beauty è il nuovo capitolo discografico dato alla luce dal talentuoso sassofonista jazz e compositore Filippo Bianchini, che in questa avventura è coadiuvato da tre partner di irrefutabile spessore musicale come Nicola Andrioli (pianoforte), Igor Spallati (contrabbasso), Armando Luongo (batteria), nonché dall’ospite Jean Paul Estievenart (tromba in L.M. e Bubble Troubles). I sette brani che costituiscono la tracklist sono frutto dell’ingegno compositivo di Bianchini, eccezion fatta per L.M. (Daniele Tittarelli) e Single Petal Of Rose (Duke Ellington). Il mood crepuscolare di Flowers Shaking è particolarmente coinvolgente. Il playing del sassofonista è ispirato, narrativo, adornato da pause solenni e da un suono riscaldante.  Dr Jacques – Dedicated To Jacques Pelzer è una composizione adrenalinica, che mette l’argento vivo addosso. L’incedere di Andrioli è adamantino, sgusciante. Da Sound Of Beauty, terza traccia del CD, affiora un climax struggente, romantico. L’elocuzione di Spallati è lirica, cantabile e impreziosita da un generoso senso melodico. Qui Bianchini architetta un discorso improvvisativo denso di trasporto emotivo, ponderando e pesando ogni singola nota con lodevole acume interpretativo. Nel segno del modern jazz, ma dalle intense colorazioni che occhieggiano al contemporary jazz, Sound of Beauty è un album dal quale trasuda manifestamente il desiderio di raccontarsi senza celarsi dietro maschere, con spontaneità e candore espressivo.

Stefano Dentice