Recensione “Dimora” di “Roberto Righetto Quartet”

Vota questo articolo
(0 Voti)

Roberto Righetto Quartet

Etichetta discografica: Emme Record Label

Anno produzione: 2017

Un climax crepuscolare, denso di velata mestizia e colmo di ammalianti colorazioni mediterranee. Dimora è il nuovo episodio discografico firmato Roberto Righetto Quartet, formazione costituita da Marco Strano (sax tenore), Roberto Righetto (chitarra), Mattia Magatelli (contrabbasso) e Marco Campigotto (batteria). I nove brani presenti nella tracklist sono frutto della fervida creatività compositiva di Righetto, eccezion fatta per Parlami D’Amore Mariù (Ennio Neri - Cesare Andrea Bixio). Il mood di Some Other Time è melanconico, toccante. L’incedere di Strano è pregno di lirismo, cantabilità e struggente senso melodico. Farmer’s Song è una composizione carezzevole, ammantante, rassicurante, una calorosa dedica, come dice il suo titolo: La canzone del contadino, tradotta letteralmente dall’inglese. Qui il quartetto interpreta il brano con tenerezza interpretativa e trasporto emotivo. Sìmun è incalzante, contagioso sin dalle prime misure. Righetto cesella un eloquio assai interessante, specialmente sotto l’aspetto armonico, locupletato da fugaci e inebrianti cenni di out playing. Il discorso improvvisativo di Strano è suadente, zigzagante, impreziosito da alcune ipnotiche outside phrases, sostenuto puntualmente dallo stimolante e ricco costrutto ritmico architettato dalla coppia Magatelli-Campigotto. Generato in pieno solco contemporary jazz, Dimora è un disco debordante di calore comunicativo e profondità espressiva, in cui (fortunatamente) non vi è spazio per funambolici virtuosismi sfocianti nel solipsismo strumentale.

Stefano Dentice