Recensione “Le Voyage” di “Filippo Bianchini 4tet”

Vota questo articolo
(0 Voti)

Filippo Bianchini 4tet

Etichetta discografica: September

Anno produzione: 2017

Una raffinata reinterpretazione rigorosamente in chiave jazz, in cui un sapido swing regna sovrano, di alcuni brani autografati dall’interessante cantautore italo-belga Salvatore Adamo. Le Voyage è il nuovo capitolo discografico realizzato dal Filippo Bianchini 4tet, brillante formazione costituita da Filippo Bianchini (sax tenore), Nicola Andrioli (pianoforte), Jean Louis Rassinfosse (contrabbasso), Armando Luongo (batteria), nonché dall’aggiunta del prestigioso special guest Jean Paul Estievenart (tromba). Nella tracklist, che consta di sette brani, vi è spazio anche per una composizione originale siglata da Bianchini intitolata Le Voyage (Dedicated To Fabrizio Wolf Lupi). Lorenzo Agnifili, invece, è autore degli arrangiamenti, eccezion fatta per Le Voyage (Dedicated To Fabrizio Wolf Lupi), settima traccia del CD. Il climax distensivo, ma al contempo energico di Perduto Amore, conquista di primo acchito. L’incedere di Andrioli è estremamente stimolante, ricco, torrenziale, debordante di vertiginose outside phrases che creano tensione armonica. Bianchini si esprime attraverso un eloquio denso di nerbo comunicativo, locupletato da febbrili impennate cromatiche unitamente a fugaci cenni di growl e multiphonics particolarmente maliardi. Tombe La Neige è un brano struggente. Il sassofonista cesella un’elocuzione fluente, adornata da un suono riscaldante. Il pianismo di Nicola Andrioli è ponderato e cesellato con gusto, imperlato da un regale senso melodico. Il mood di Le Voyage (Dedicated To Fabrizio Wolf Lupi) è ammantante. Qui Bianchini tesse una loquela devastante, tumultuosa, impreziosita da sprazzi di inebriante sheets of sound, supportato dal comping allettante e mai oleografico architettato dal tandem Rassinfosse-Luongo. Le Voyage è un album assai convincente, sotto molteplici punti di vista, in cui Filippo Bianchini e i suoi valenti sodali hanno donato una mise sonora totalmente diversa alla musica di Salvatore Adamo, manifestando una personalità strumentale e un’identità espressiva decisamente degne di nota.

Stefano Dentice