Recensione “Alétheia” di Fulvio Palese

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Fulvio Palese

Etichetta discografica: Alfa Music

Anno produzione: 2017

Temi essenziali, diretti, totalmente (e scientemente) scevri di orpelli, locupletati da un sound riscaldante e da sgargianti coloriture che ammiccano manifestamente al funk e al latin jazz. Alétheia è la nuova realizzazione discografica autografata dal sassofonista e compositore Fulvio Palese, che per questo lavoro si affida a tre inseparabili e valenti compagni di viaggio come Piero Vincenti (pianoforte e tastiere), Paolo Romano (basso) e Francesco Pennetta (batteria), ai quali si aggiungono, in qualità di ospiti, Carolina Bubbico (voce), Alessandro Dell’Anna (tromba), Lucia Ianniello (flicorno), Francesco Leone (trombone), Marco Ancona (chitarra) e Carlo Marzo (percussioni). I nove brani che formano la tracklist scaturiscono dalla vena compositiva dell’autore del disco, ad esclusione di Mandelina (Fulvio Palese-Piero Vincenti), Guarda che luna (Walter Malgoni) e Vivo (Fulvio Palese-Piero Vincenti). Il mood di Acqua è suadente. L’eloquio del sassofonista è spassoso, adornato da svariate sfumature timbriche e incisive incursioni nel registro acuto del suo strumento. In Pickwick l’incedere di Vincenti è incardinato su un fascinoso bluesy mood assai accentuato. Palese dà vita a un’elocuzione pacata, impreziosita ad alcune improvvise impennate cromatiche. Il climax di Vivo è rassicurante. Il pianista cesella un solo romantico, ornato da un marcato senso melodico. Alétheia è un album che scorre liscio come l’olio, dalla prima all’ultima traccia, di cui l’estrema e chiara fruibilità ne è l’autentico punto focale.

Stefano Dentice