Recensione “My Be-Bop” di Cosimo Maragno

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Cosimo Maragno

Etichetta discografica: Philology

Anno produzione: 2017

Fascinazioni, sensazioni, colori, sonorità e atmosfera della New York di metà anni ’40 rappresentano il fil rouge di My Be-Bop, il nuovo capitolo discografico realizzato dal brillante chitarrista jazz e compositore  Cosimo Maragno, che per questo progetto si avvale della valente collaborazione di Bruno Montrone (organo hammond), Pasquale Fiore (batteria) e di quattro prestigiosi special guest come Giovanni Amato (tromba), Daniele Scannapieco (sax tenore), Tommaso Scannapieco (contrabbasso) e Gianfilippo Direnzo (contrabbasso). La tracklist è formata da dodici brani sgorgati dall’estro compositivo del leader, ad esclusione di Bach Suite (Oscar Peterson), Donna Lee (Charlie Parker-Miles Davis), Valse De Wasso (W. Grunholtz), Portrait In Black E White (Antonio Carlos Jobim) e Tea For Two (Vincent Youmans). Ripensandoci è un febbrile brano up-tempo al cardiopalma. L’incedere di Maragno è serrato, carico di nerbo espressivo. Montrone dà vita a un eloquio palpitante, sostenuto dallo swing incendiario tessuto da Fiore. L’ammiccante Momento Swing è una composizione di grande appeal. Qui Amato declina tutto il suo sapere jazzistico attraverso una musicalità luminosa e diamantina, manifestando inoltre un godibile senso melodico. Il chitarrista cesella un sermone improvvisativo cantabile, debordante di repentine e adrenaliniche scorribande cromatiche. Il mood carezzevole di Cielo Stellato esalta la finezza comunicativa di Amato, che architetta un’elocuzione placida e assai intensa. Decisamente in pieno solco mainstream, My Be-Bop è un disco sfavillante, dal quale trasuda la sincerità e la generosità dei sette protagonisti, che dimostrano di essere ben ancorati alle radici afroamericane con il cuore e con la mente.

Stefano Dentice