Recensione “How to kill complex numbers” di Luca Perciballi

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Luca Perciballi

Etichetta discografica: Autoprodotto

Anno produzione: 2016

Un climax visionario, ipnotico, avvolto da un’aura di mistero, in cui un suono magnetico proietta la mente in un universo parallelo.  How to kill complex numbers è la nuova creazione discografica dell’ardimentoso chitarrista e compositore Luca Perciballi. La tracklist è costituita da nove brani originali frutto dell’ubertosità compositiva di Perciballi, che per la nona traccia si avvale della voce recitante di Marianna Lucarini. Il mood enigmatico e surreale di Modules for contemplation (Handwerk 1) lascia l’ascoltatore con il fiato sospeso. Qui Luca Perciballi cesella un playing altamente cerebrale, colmo di fascinosi intrecci armonici. Modules for running (Handwerk 2) è un brano incalzante, dal piglio rockeggiante. Il chitarrista sviscera un eloquio irruente, pregno di vibranti fiammate cromatiche. In When I fall in love (Unexpected middle encore), composizione dalla caratteristica onirica, l’atmosfera è serafica. Perciballi snocciola un arpeggiato assai intenso, come fosse un moto perpetuo. Generato nel segno dell’avant-garde jazz e della sperimentazione, in cui il largo uso dell’elettronica è volto a creare delle sonorità particolarmente tensive e inebrianti, How to kill complex numbers è un disco dove Luca Perciballi regala perle di fervida creatività a grappoli. Un album che rappresenta una sorta di mosaico sonoro, che dà l’idea di un lungo viaggio a bordo della mitica DeLorean, a spasso nel futuro.

Stefano Dentice