Recensione “Travel Music” di “Roberto Spadoni New Project Jazz Orchestra”

Vota questo articolo
(0 Voti)

Roberto Spadoni New Project Jazz Orchestra Featuring Giovanni Falzone-Roberto Cipelli-Mauro Beggio

Etichetta discografica: Alfa Music

Anno produzione: 2016

Momenti particolarmente energici e trascinanti che si alternano a frangenti decisamente più romantici, placidi e pensosi. Travel Music è la nuova realizzazione discografica targata Roberto Spadoni New Project Jazz Orchestra Featuring Giovanni Falzone-Roberto Cipelli-Mauro Beggio. La jazz orchestra diretta da Spadoni è formata da Stefano Menato (sax alto e clarinetto), Giuliana Beberi (sax alto), Fiorenzo Zeni (sax tenore e sax soprano), Renzo De Rossi (sax tenore), Giorgio Beberi (sax baritono), Paolo Trettel (tromba e flicorno), Christian Stanchina (tromba e flicorno), Alessio Tasin (tromba e flicorno), Emiliano Tamanini (tromba e flicorno), Luigi Grata (trombone), Hannes Mock (trombone), Fabrizio Carlin (trombone) Glauco Benedetti (tuba), Roberto Spadoni (chitarra), Stefano Colpi (contrabbasso) e gli special guests Giovanni Falzone (tromba), Roberto Cipelli (pianoforte) e Mauro Beggio (batteria). I sei brani contenuti nel CD sono frutto dell’acume creativo del leader. Ce La Posso Fare è un composizione dal forte impatto sonoro. L’eloquio di Falzone è fluente, ammiccante, pregno di colta musicalità e denso di inebrianti inflessioni bluesy. Il mood distensivo di L’Italia dal Finestrino favorisce la quiete interiore. L’incedere di Giovanni Falzone è volutamente essenziale e altamente comunicativo, completamente scevro di funambolismi tecnici. Cipelli si esprime attraverso un sermone improvvisativo pacato, ben ponderato e impreziosito da alcune repentine accelerazioni cromatiche, sostenuto brillantemente dal costrutto ritmico policromatico e mai asfittico cesellato da Beggio. Di chiara matrice modern mainstream, Travel Music è un album irrefutabilmente di facile appeal, che scorre liscio come l’olio esprimendo stati d’animo diversi. Un sottile senso dell’ironia si coniuga con perfetto equilibrio ad istanti evidentemente più riflessivi ed evocativi che lo rendono un disco brioso, generoso e genuino quanto, a tratti, contemplativo. Da ascoltare tutto d’un fiato.

Stefano Dentice